Quella notte che due agenti ci cercarono i documenti

Ricordo un’occasione che mi ha messo una tristezza addosso..
Ero in auto con un amico, fermi sotto casa mia, notte.
Passa una pattuglia.
Fa il giro.
Si ferma.
Scendono entrambi: “Ragazzi, scusate, ma siamo di turno da due ore e stanotte non c’è un cane in giro. Voi sembrate tipi a posto, possiamo controllarvi i documenti tanto per perdere dieci minuti?

Dichiarazione

dichiarazioneForse non è la dichiarazione d’amore più bella in assoluto, ma è senz’altro quella che più avrei voluto vivere in pieno come nel film da cui è tratta.

La sindrome di Zuzzurro

Anche questo post è tutt’altro che nuovo (ultimamente sono in vena di riciclaggio), infatti risale al sabato, 30 ottobre 2004.

Commissario Zuzzurro

A rigor di cronaca l’episodio con Zuzzurro non è il primo che ha toccato la mia persona, e sicuramente non è il primo ch’io ricordi.
Un precedente risale a pochi anni dopo il mio avvio alla lettura, quando mi stavo dilettando con un barzellettario dal titolo “Risate a denti stretti“:
C’era la storiella di un tipo che si sveglia di notte di soprassalto, ansimante, e alla moglie preoccupata risponde che ha sognato di essere sull’orlo di un baratro, appeso con la mano ad un ciuffetto d’erba che stava per staccarsi. “Vabbè!” – conclude dopo la narrazione – “era solo un sogno; rimettiamoci a dormire, adesso.” E la moglie: “D‘accordo, caro, ma prima lascia andare il mio ciuffetto d’erba!
Piccolo e ingenuo, dedussi che anche la moglie stava facendo lo stesso sogno e che non riusciva a stare aggrappata perché il suo ciuffo era occupato dal coniuge.

Zuzzurro è quello che m’è rimasto più nel cuore, però: ricordo ancora i suoi mitici exploits, nei panni di commissario, quando immancabilmente alla domanda conclusiva di Gaspare rispondeva, esultante: “Ce l’ho QUI la brioche!!!” (se non sbaglio accompagnava la frase infilandosi con forza una mano nella tasca dell’impermeabile).
Mi ha fatto ridere per anni quella gag, sempre la stessa ad ogni puntata del Drive In, quel delizioso nonsense di un uomo che, non sapendo che cosa rispondere, indica fieramente il punto in cui conserva la propria merendina.

Per ultimo, giorni fa ho ripensato ad un vecchio film con Jeff Goldblum, il primo che abbia visto in cui c’era Jim Carrey (anche se all’epoca non sapevo nemmeno chi fosse): “Le ragazze della Terra sono facili“.
Come riportato nel link, c’è una scena in cui Jim Carrey – uno degli alieni che da pelusciosi divengono, dopo l’intervento di un’estetista, dei gran pezzi di bonazzi – al bar, per bere affonda nel lungo bicchiere tutta la propria linguona, sotto gli occhi estasiati di due ragazze che commentano: “Stasera vado a letto con lui!” e “No, stasera vado io a letto con lui!“, per poi vederselo soffiare da una delle protagoniste e mormorare, stizzite e deluse: “Che troia!“.
Ricordo che mi ha fatto ridere come un pangolino nano del Borneo.

Ebbene, tutti gli episodi sopra raccontati riguardano scene a cui ho assistito nella mia infanzia e delle quali, improvvisamente, ho intuito il senso nascosto (nemmeno poi tanto, in certi casi) solo a distanza di molti anni.
Non so che cosa questo significhi, se sia una cosa normale (in fondo quanti bambini anche oggi come oggi sono così smaliziati da ridacchiare sinistramente mentre Pollon canta la sua canzoncina preferita?) o un indice di una mia lentezza di riflessi, però mi andava di parlarne con voi.

Matto come un gatto, pazzo come un…

Oggi è il 17 novembre del 2014. Quanto segue invece risale a un po’ di tempo prima, circa 10 anni fa (4 luglio 2004), epoca in cui avevo più capelli, più tempo libero e più sesso.
Votarxy invece è il nick che usavo all’epoca (storia lunga).Piagatto

I gatti certe volte fanno preoccupare!

Ieri son stato ad un finto falò di biscompleanno. Di ritorno, mentre accompagnavo la mia bella al casolare, un micione mezzo siamese viene messo sotto da un auto mentre attraversava la strada, e lì rimane, immobile o quasi.
Colti da pena, decidiamo di soccorrerlo; un’inversione di marcia e accosto accanto al gatto. La sua testa dondolava, la gola non emetteva alcun suono, il corpo era sdraiato su una piccola pozza.
Afferriamo una busta per raccoglierlo, ma prima che abbiamo il tempo di fare qualsiasi cosa passano delle auto in rapida sequenza: una lo evita, una ci passa vicinissimo, la terza ci passa sopra. Il gatto scuote un po’ la testa, come se fosse al massimo infastidito.
Alla fine riusciamo nel nostro intento, trasportando il gatto con una miscela imprecisa di fretta e delicatezza in un piccolo spiazzo al riparo dalla strada, e proviamo a capire quanto grave sia stato il colpo. La scia che lascia è la traccia più preoccupante, ma anche l’assenza di reazioni ci impensierisce. Ferite non riusciamo a vederne, ma è anche vero che sono quasi le due di notte, e che non c’è luce. Telefono ad un mio amico per chiedergli il numero di cellulare di un nostro comune amico veterinario e gli spiego in breve la situazione; l’amico (il Piranha), s’impensierisce a sua volta (ha un paio di gatti, in casa) e mi chiede in che punto preciso mi trovo. Non faccio in tempo a rispondergli, dico soltanto: “Lascia perdere, và, oramai non serve più.”
Piranha: “E’… è morto?”
Votarxy: “No, ha appena fatto i cento metri in tre secondi, dovresti vederlo! Quanta forza in quelle piccole zampette!!!”
Ridiamo in tre, sollevati: era rimasto paralizzato per lo shock, e il liquido su cui giaceva non era sangue ma il classico risultato di un colpo di spavento (ovvero se l’era fatta addosso).
Frattanto il gatto s’era fermato di nuovo. In mezzo alla strada. Passa un’auto e lo evita per poco. Il gatto si mette ad inseguirla. Mah!

I gatti, certe volte…

Zingarate di un tempo che fu

Tanto per dare l’idea di come la città in cui vivo sia cambiata nel corso degli anni, ecco una scena che non si ripresenterà mai più:
Fine anni ’80, un piccolo me passeggia per le strade vicino casa, le poche che a quell’età ben conosce.
In una di queste strade c’è un negozio, uno di quelli dove non è mai entrato ma alla cui presenza è avvezzo. Solo che quel certo giorno il negozio non c’è.
C’è uno strato di calce fresca a ricoprire la saracinesca, e sulla calce una scritta a vernice, bella grande: “MI SONO TRASFERITO A CUBA”.
Quanto erano meravigliosamente stronzi i giovinastri di quegli anni!

Come non nascono i gemelli

Tempo fa aiutavo un’amica a ripetere per una materia e ci mettemmo a discutere appunto della fecondazione.
Le chiesi: “Ok, quando il primo spermino entra nell’ovetto si forma una barriera che impedisce agli altri spermini di entrare… ma che succederebbe se due spermini entrassero contemporaneamente?


Ragionandoci su concluse che ogni gamete possiede metà del patrimonio genetico umano, quindi 23 per lo spermino e 23 per l’ovetto, che in totale fanno 46 di un embrione appena nato; se entrassero due spermini sballeremmo, quindi non potrebbe nascere nulla per poliploidia.
Feci due calcoli e le diedi ragione: decisamente il 69 è incompatibile con la vita.

“Magnateve anche queste!”

Io ogni volta che facevo lo scrutatore andavo sempre in giro a consigliare a tutti (o meglio, a tutti quelli che avrebbero votato nella mia sezione) di mettere nella busta una banconota da 50 e quella scritta.

Non ha mai funzionato.