Cazzo, sono un idiota!

In ritardo ad un appuntamento, stranamente.
Corro verso la fermata del bus solo per vedermene partire uno davanti, disdetta.
Che fortuna, però: ne sta arrivando un altro, anche questo diretto alla stazione. Saltiamoci su, via.
Salto su e mi siedo accanto a una ragazza dall’aspetto di bibliotecaria, e difatti va leggendo un libro assurdo. Scritto in tedesco, addirittura.
Salto su, siedo e attendo che il bus si metta in moto. Nel mentre cazzeggio col cellulofono.
Attendo e cazzeggio. Lei attende e legge. Ognuno, sul bus, attende, mentre l’autista a nostra insaputa recita in mente un rosario di bestemmie teutoniche.
Passano dieci minuti di rosario e l’autista annuncia qualcosa al pubblico. Tutti ascoltano con attenzione, sicché anche io assumo un’aria concentrata.
Prevedo un fuggi fuggi generale dal bus che non si verifica.
Perplesso (nel frattempo ho gagliardamente scritto al tipo che sarei arrivato puntuale – bugia bianca – se non fosse che il bus non sta partendo) attacco bottone con la presunta bibliotecaria: “Please, could you translate?
Affascinata dalla mia pronuncia, ella sorride e mi spiega che c’è un guasto e perderemo un’altra decina di minuti, ma poi potremo ripartire.
Da lì in poi un susseguirsi di chiacchiere su chiacchiere, dalle più scontate alle meno costose, e in poco tempo ci siamo confessati le nostre vite. So, per esempio, che spera nella visualizzazione introspettiva (vorrebbe crederci anche, ma non ha ancora capito che cosa sia), che è stata in vacanza da amici siciliani in un paesino dal nome strano, una cosa tipo Palermo, e che non le piacciono i fantasy. Mi suggerisce, però, di guardare Skin.
L’autobus, che qui chiamano bizzarramente Straßenbahn, nel mentre è partito e si dirige a velocità moderata verso la sua destinazione finale.
Per intanto arriva a una destinazione momentanea che è la mia fermata. Saluto Marina e scendo.
Le porte si chiudono dietro le mie spalle come in un film francese.
Marina, è tutto quel che so di lei.

Come cucinare correttamente i ravioli in barattolo

  1. Munirsi di apriscatole a rotella.
  2. Cominciare ad armeggiare a casaccio con un modello di apriscatole mai provato prima.
  3. Dopo aver inutilmente tentato in ogni modo di aprire la scatola di latta, consultare internet
  4. Seguendo le istruzioni a modo proprio dal primo sito che spiega come si usano questi apriscatole, armeggiare fino a che si comincia a sentire odore di sugo. A quel punto scoprire che il barattolo si sta aprendo, ma non dove dovrebbe bensì al di sotto del bordo superiore. 
  5. Dopo aver provocato diverse feritoie al barattolo, gettar via l’apriscatole e proseguire con un coltello
  6. Versare il contenuto per intero in un pentolino e tenere sul fornello al massimo evitando di mescolare, in modo che i ravioli depositati sul fondo vi restino attaccati. 
  7. A cottura ultimata, servire in un piatto fondo e degustarli cercando di evitare il rigetto. 

Ravioli in scatola

P.S.: come ho scritto oggi su facciobuco, “Ravioli in scatola… Dovrebbero togliermi la cittadinanza italiana!”