Mr. Sandman, bring me a dream…

Sogno di stanotte: ho passato il tempo a cercare di sgorgare un lavandino intasato. Mettendo la mano nella saponata ho estratto un sacco di pezzi di verdura di vario tipo, già masticata o addirittura vomitata. Verso la fine c’era pure un po’ di quella da insalata che chiamano porcellana. Man mano buttavo nel gabinetto quello che estraevo.

Di colpo il lavandino si svuota e il cesso è pieno di schifezze.

Come butta a Eterolandia? Una ballata cripto/omofoba

Al di là del Buco

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Lei scrive:

Sono etero, ma ho un amico gay e un’altra amica lesbica.
Mi dicono che loro non possono fruire dei diritti che a me sono garantiti per nascita. Per attribuzione biologica, come se avessi un credito da incassare nel caso in cui la mia linea prosegua dritta senza perdermi, mai.

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Ts Ts Ts

La felicità istantanea può nascere anche da qualcosa di piccolo come un pugno di crocchini in una ciotola. Felice forse non è, Ts Ts Ts, ma sicuramente è soddisfatto mentre uno alla volta si frantumano tra le sue piccole zanne appuntite.

S’è quasi abituato a quel nome bizzarro. A volte pensa che la signora lo chiami Micio, a volte Bello, ma più spesso è con Ts Ts Ts che si rivolge a lui. Sembra una creatura a posto, la signora, quindi Ts Ts Ts accetta di buon grado il cibo che gli lascia nella ciotola davanti casa. Si fida e non si fida insomma: non è mai facile capire che cosa passa per la testa di un gambelunghe. Ts Ts Ts non puo essere definito un gatto domestico. Nemmeno un selvaggio, però. I selvaggi non hanno nemmeno un nome, sono più bravi ad attraversare la strada e non ce n’è uno sovrappeso. I gatti di casa, al contrario, sono panzoni e tonti, degli eterni cuccioli. Sembrano felici a guardarli da fuori, ma a Ts Ts Ts non piacerebbe vivere come loro. Ts Ts Ts è un gatto di quartiere, e gli va bene così.

Si sente quasi del tutto sicuro, ora che un veicolo fermo sul bordo della strada lo protegge da buona parte dei rischi mentre mastica sul lastrico del marciapiede; l’aria tutto attorno ha un vivissimo profumo di croccantini, la sua attenzione è tutta su di loro. Per quanto possa esserlo l’attenzione di un gatto, certo: qualcosa all’erta, infatti, resta sempre.

Per un istante un altro odore copre quello del suo pasto. Riconosce subito l’essenza dell’animale di strada, come lui, e poco più sopra quello della fame, anche maggiore della sua. Si mette in posizione da guardia, piega le orecchie e scruta attorno a sè. Lo riconosce prima ancora di averlo visto, puzza di cane randagio come pochi.

Non guarda verso Ts Ts Ts, non guarda e basta, ma sta seguendo una traccia olfattiva che inevitabilmente lo condurrà a lui.

Grosso è grosso, a occhio e croce la sua test è poco meno grande di tutto Ts Ts Ts, ma quello è territorio di Ts Ts Ts e nella ciotola ci sono i crocchini che la signora ha lasciato per lui e non per altri. Ts Ts Ts ha smesso già di masticare, ogni suo muscolo è teso come la corda di un arco pronto a scoccare, e sta facendo la gobba per apparire più grande e ancora più temibile.

Cane randagio nemmeno si accorge del gatto. L’olfatto e tutti gli altri sensi sono concentrati su due imperativi, “fame” e “ecco cibo“, che puntano entrambi verso il contenitore che è sempre più vicino.

Ts Ts Ts arruffa il pelo più che può, e tiene la zampa destra un poco più sollevata dell’altra. Cane randagio è ancora più vicino, quasi a portata. Avvicina il muso ad annusare i “suoi” croccantini. La zampa di Ts Ts Ts scatta: le unghie protese all’infuori affondano sul pelo del muso di cane randagio, che d’istinto scappa a rifugiarsi dietro l’automobile parcheggiata. Soltanto in quel momento, troppo tardi, la sua mente raccoglie le informazioni sulla presenza del felino che prima aveva totalmente ignorato. Stupido, stupido cane, sembra pensare di sè mentre mogio mogio scorre lungo la fiancata della vecchia Fiat Uno per poi svicolare dietro la stessa e ripararsi almeno dal rischio dei mostri che corrono sull’asfalto.

Ts Ts Ts non si fida. Cane randagio che si ritira e cede così facilmente? Difficile. Sale sul cofano della vecchia Fiat Uno sicuro che si sia nascosto lì per poi sbucare di nuovo, preparato. E invece no, lo vede allontanarsi con la coda tra le gambe e svanire oltre il retro dell’auto. Via. Possibile? C’è da credere che sia davvero andato? Forse fa finta, forse ora torna. Ts Ts Ts non è stupido, i crocci aspetteranno al sicuro, intanto meglio stare di guardia ancora un poco.

Un rumore all’improvviso dietro la sua coda. Piega le orecchie. Qualcosa che mastica qualcosa. Si gira a sporgersi sull’altro bordo del cofano, guarda sotto e vede cane randagio che con un ultimo colpo di lingua pulisce del tutto la ciotola e si allontana, non sazio ma soddisfatto. Ts Ts Ts, ora, sente più forte il morso della fame nello stomaco e lo sguardo gli si spegne. Se fosse possibile, forse, piangerebbe persino.

Un altro rumore lo distrae, uno familiare. La porta si apre e la signora appare sulla soglia allegra come sempre. Lo guarda negli occhi, guarda la ciotola e lo guarda ancora, poi biascica qualcosa che Ts Ts Ts non afferra: “Oooh bravo, hai finito proprio tutto tutto! Ora però fino a sera basta più, se no diventi tutto ciccia.”