Era

È una pioggerellina leggera
È un sorriso cosparso di cera
Un sentiero che prima non c’era
Una grandine di primavera
È la parte più vera di me

È la notte che uccide la sera
È una logora, stanca bandiera
Un ricordo che non è com’era
Il dipinto di una chimera
È la parte più nera di me

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Carpe diem ornitologico

Esci con un’amica che non vedi da tanto e il suo cagnotto.
Ti telefona un’amica comune e concordate di vedervi giusto 5 secondi perché poi non potrà.
Tu, l’amica e il cane arrivate pochi secondi dopo che lei è già andata via, e vi fermate a riprendere fiato sotto un albero.
Ecco, ora immagina che in quei tre secondi un piccione decide di fare pupù.

Novità sul festival della canzone italiana!

Quest’anno a Sanremo‬ ci saranno i ‪soliti‬ ‪idioti‬.
E in più, come ‪guest star‬, un duo d’eccezione: “I ‪‎Soliti Idioti‬”

K, così ingiustamente sotto accusa…

Così bistrattata da sedicenti paladini della pura lingua italiana, la k in sostituzione della c aspra è in realtà tutt’altro che un americanismo da bimbominkia. È infatti placito che sin dagli albori la nostra lingua comune, l’italiano che un tempo veniva detto volgare, le abbia adoperate più che volentieri.

A puro titolo esemplificativo vi riporto quel che viene considerato il più antico (o tra i più antichi) documento in volgare giunto sino a noi: “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti.

Solo per colpa di un uso distratto della punteggiatura, per qualche tempo, tale lettera è pressoché caduta nel dimenticatoio, come ben sa chiunque conosca per intero la storia che si conclude con “Per un punto Martin perse la k.” (prima si chiamava Martink).

Se sapessimo il finale di ogni storia?

L’amore ai tempi del colera l’ho letto anche se per colpa di Baricco conoscevo il finale, e mi è piaciuto tanto come romanzo.

Il finale di ogni relazione è che ci si lascia, a meno che uno dei due non muoia prima.
Quello che conta davvero è che cosa succede tra l’inizio e la fine.