Adozioni gay e altre balle


balle
Tra le tante balle che le lobby etero spargono in giro, la più grossa del momento riguarda decreto Cirinnà e adozioni.

Solitamente i loro discorsi, come i post pubblicati o gli annunci radiofonici, hanno tutti lo stesso tenore: far pensare alla classica icona del ricchione vestito da zoccola in posa ammiccante, poi accostare l’immagine di un povero tenero bimbetto innocente e suscitare in chi vede/ascolta l’idea che i poteri occulti e omosessuali vogliono svaligiare gli orfanotrofi per darli in pasto ai travoni che battono sul viale.
Fantascientifico, ma per uno abituato a dare credito a testate giornalistiche autorevoli come CatenaUmana o NAMG sembra tutto perfettamente e tremendamente plausibile.

La verità vera è un poco più diversa, e provo a raccontarvela.

Per intanto, il testo non si riferisce all’adozione attraverso orfanotrofio, quindi sotto questo aspetto potete stare tranquilli: i bimbi ospiti non saranno trasferiti a casa di Vladimir Luxuria, come nella maggior parte dei casi nemmeno presso la famiglia Brambilla (dati i tempi biblici di attesa tra richiesta di adozione e decisione finale).
Ciò a cui si fa riferimento nel testo è la cosiddetta stepchild adoption, ovvero una risposta a esigenze nate da situazioni di fatto già in essere, e a tutela del minore.

Ipotizziamo, giusto per fare discussioni tristi, che una donna si sposi con un uomo e ci faccia pure un bimbetto. Supponiamo poi che per disgrazia la relazione matrimoniale, nonostante il vincolo sia sacro, finisca (per separazione, per morte del coniuge, per divorzio, perché – diamo un contentino a NAMG – lui è stato contagiato dopo aver visto due maschi baciarsi ed è diventato gay) e che ad un certo punto la ormai single scopra di essere attratta sentimentalmente da una donna che la ricambia.
Che fare, adesso? Boh, quelli di NAMG non avrebbero esitazioni: in quanto omosessuale non è adatta a educare un bambino, quindi lei al rogo e lui in adozione a una famiglia regolare. Sul piano reale per fortuna oggi come oggi in Italia vige la pena di morte, quindi magari lei e lei iniziano a frequentarsi e addirittura a convivere.
Nota: il fatto che siano due lesbiche non impone che si abbandonino in allegria a orge piene di falli artificiali davanti al piccolo, né che debbano prostituirsi per procurarsi i soldi per il crack.
Diciamo che una lavora al Penny market e l’altra fa la telefonista da casa.
E diciamo che – massì, rendiamo le cose proprio tragiche – un giorno quella che fa la commessa al Penny viene investita e finisce in ospedale.
Ok, a parte la questione curiosa che se la ragazza è in gravi condizioni la fidanzata non può andare in visita se non superando ogni volta gravi ostacoli, resta il problema del bimbo: il padre è ucceldibosco, i nonni vivono dall’altra parte dell’Italia, e la fidanzata di mamma non ha alcun ruolo ufficiale nella sua vita.

Questa, in non sintesi, è una delle ipotesi in cui un istituto semplice come la stepchild adoption potrebbe consentire al bambino non essere separato a forza da una persona che già conosce e di cui può fidarsi.

Detto così sembra quasi razionale, vero? Per questo le lobby etero cercano di nasconderlo.

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