Iddi s’ammuccunu i soddhi / nuatri cademu malati…


Non eravamo pochissimi, ma nemmeno un oceano.
Eppure l’aria che respiriamo è quella, il paesaggio attorno anche, ma tutto sommato non ci importa.
Non è per la manifestazione in se (non tutti credono nelle manifestazioni di piazza, non tutti possono parteciparvi), ma per lo spirito di rassegnata indifferenza che permea quasi tutti noi, me compreso.
Come a dire “Vabbè, capitò, ormai che ci possiamo fare? Ormai è lì…
Decenni a rimandare ogni discorso su chiusure, bonifiche e reimpieghi con i soliti tormentoni “Eh, ma mica si può chiudere così da un giorno all’altro, e gli operai?” a tacciare qualunque possibilità di dialogo.
Forse, semplicemente, vogliamo questo: un paesaggio sempre più desolante attorno, un’aria sempre meno respirabile, un modo semplice per lamentarsi delle cose giusto per pigliarcela coi guverna ma restando comodamente seduti in poltrona finché scopriamo la verità che c’è dietro un semplice concetto: “Finché è un cancro altrui non tocca a me!

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